Inutile negarlo: il PD stenta. Ancora. Dopo la sconfitta elettorale delle politiche, non si è più ripreso veramente, come se non fosse capace di elaborare il prematuro ruolo dell’opposizione. Oscilla tra la ricerca del dialogo con il governo e l’opposizione decisa ad esso, senza riuscire a trovare la misura e soprattutto il metodo.
Facile, quanto prevedibile, prendersela con il segretario: lui stesso incerto nell’abbandonare la vecchia linea politica e traballante nell’individuarne una nuova efficace, si trova oggettivamente accerchiato.
Sia all’esterno, da una sinistra radicale sempre più frammentata ed antagonista, per cui la libera sceltadel PD di andare da solo al voto, nel recente passato, rischia di diventare una via obbligata per il prossimo futuro.
Sia all’interno, dall’improvviso proliferare di Associazioni e Fondazioni, in una corsa all’affermazione personalistica che molto poco ha a che vedere con il progetto di un partito “nuovo”. Che, poi, i vari leader si affannino a dimostrare che si tratta solo di contributi democratici al pluralismo interno pare francamente penoso: se non nella forma, si tratta sicuramente di correnti nella sostanza. Si può essere favorevoli o meno alla loro presenza nel partito, ma almeno smettiamola con l’ipocrisia dei termini. Gli elettori del PD meritano qualcosa di più.
Nella generale distrazione del periodo estivo è stata pubblicata sulla stampa la notizia dei rimborsi elettorali che i partiti riceveranno quest’anno. (...) Chiara Masini, da Il Corriere di Siena, ci segnala che a passare nell’indifferenza, non casualmente, c’è anche una disposizione sulle pari opportunità: a distanza di nove anni da quando è stata scritta, non pare che sia conosciuta e tanto meno applicata.
All’articolo 3, infatti, della Legge 157 del 1999 è previsto che una parte dei rimboris elettorlai sia destinata ad iniziative che accrescano la partecipazione politica delle donne (cfr anche art. 8 legge 2 gennaio 1997 n. 2). E’ stata applicata sino ad oggi? Come? Da chi?
Una buona classe dirigente si riconosce anche da questo: mettere in pratica i buoni propositi, soprattuto quando sono legge dello Stato.
Con il convegno del 14 luglio organizzato, a Roma, da diverse Fondazioni, tra cui Italiani Europei, riparte il dialogo sulle riforme. Verrà presentato un progetto che prende spunto, per la riforma costituzionale, dalla bozza Violante, e, per la legge elettorale, dalla bozza Bianco.
Riguardo alla prima, si riparte dall’idea di modifiche alla costituzione mirate, come la diminuzione del numero dei parlamentari, fine del bicameralismo perfetto, Senato regionale, indicazione dei ministri da parte del premier, sfiducia costruttiva, regolamentazione in senso restrittivo dell’utilizzo della legislazione di urgenza.
Cento costituzionalisti hanno firmato un documento nel quale esprimono "insuperabili perplessità di legittimità costituzionale" sull’emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull’immunità temporanea per le alte cariche dello Stato. E chiedono di aderire al loro appello "in difesa della Costituzione"
All’iniziativa promossa dal Presidente dell’Associazione Italiana Costituzionalisti, Alessandro Pace, hanno aderito anche gli ex-Presidenti della Corte Costituzionale Valerio Onida, Gustavo Zagrebelskji, Leopoldo Elia.
