...stavolta imboccando la strada giusta.
Sabato 27 giugno 2009
dalle 9,30 alle 17,00
a Torino al Lingotto - Sala dei 500
ci troviamo per parlare del PD e del Congresso che ci sarà tra qualche mese.
Questo l’’appello che ci è giunto dagli organizzatori (alcuni parlamentari e amministratori locali del PD):
Vorremmo che fosse un momento rivoluzionario per la politica italiana perché fondativo del nostro Partito. E vorremmo che questo Congresso nascesse con il contributo di tutti coloro che hanno a cuore la causa democratica.
Riceviamo dagli iscritti al sito e volentieri pubblichiamo:
Da Franco Cotta
Sfruttando quei pochi giorni rimasti prima dei ballottaggi amministrativi, estremamente adatti alla riflessione ed a questa riservati dai dirigenti del PD, intendo anticipare i risultati della mia riflessione per porre alla loro valutazione tutta una serie di considerazioni su come rilanciare il partito, che ho già in parte esposto, sia nella sede nazionale del partito democratico, sia in articoli diffusi da Aprile on line.
Non c’è vanto nel ricordare che fummo i primi come fondatori dell’Associazione per il Partito Democratico, a Milano, nel febbraio del 2006, a dichiarare pubblicamente, quando ancora non conveniva ed era sconsigliato, di volerci impegnarci per realizzare il progetto del PD come completamento della stagione politica dell’Ulivo.
Un progetto, dunque, di partito autenticamente plurale, solido e rispettoso delle diverse compenenti e aperto a processi di rinnovamento delle sue classi dirigenti, in continuo rapporto e osmosi con la società.
Oggi, a distanza di più di tre anni, un partito che si autodefinisce democratico è stato costituito, almeno nell’apparenza, visto che DS e Margherita come collettori finanziari ancora esistono, ma non è il partito che auspicavamo e che serviva la nostro paese.
Con la costituzione di Liberalitalia nel luglio 2007 avevamo ritenuto di poterci ancora credere, tanto che molti di noi si candidarono per farsi eleggere nell’Assemblea Costituente del PD. Molti furono eletti, soprattutto al Nord ed anche brillantemente. Questo patrimonio di impegno disinteressato e gratuito è stato spesso sprecato e mortificato, e oggi ne dobbiamo prendere atto con sincerità.
Tuttavia il progetto iniziale, quello dell’Ulivo prima e del Pd poi, sono ancora validi: anzi, lo sono ancora più di prima, perchè la storia del PD, dalla sua nascita ad oggi, dimostra che senza un vero rinnovamento nelle idee e soprattutto nei modi di fare politica, questa non sarà mai quello che deve essere: la gestione della cosa pubblica nell’interesse di tutti.
Il segretario ha fatto la scelta giusta. A poco serve stabilire, adesso, se sia intempestiva o persino inopportuna. E’ un fatto, finalmente uno concreto con il quale i dirigenti del PD devono fari i conti. Dopo i tanti fantasmi agitati in questi mesi -congresso sì o congresso no, Bersani o Letta, Udc o Italia dei Valori, Marino o Binetti - ora hanno finalmente l’occasione che volevano: dimostrare di saper gestire una crisi drammatica, ma evidente da tempo e dunque annunciata. Lo sapevano che l’attuale scenario era plausibile, persino auspicabile da molti di loro. E dunque il buon senso fa pensare, oggi, che non possano non essere pronti. Sono tanti, hanno molta, moltissima esperienza, hanno il ruolo, talora più di uno, ..., insomma ci sono tutte le premesse affinché i dirigenti nazionali del PD riscattino dieci mesi di agonia. Lo hanno detto molti dei più autorevoli analisti: occorre coraggio, occorre un leader nuovo subito. Non perchè nel leader si esaurisca il partito, ma perchè la capacità di scelta del leader significa la capacità di scelta di una linea.
Il leader non può certo venire dall’acclamazione di un’assemblea costituente pletorica,voluta tale proprio per renderla ingestibile, dunque debole di fronte alle forzature della casta democratica, come quella del giugno 2008, quando, compatta, impose un cambiamento molto discutibile e sicuramente non casuale dello Statuto del partito.
