LiberalItalia

In rilievo

 
Scomodi dettagli per i sostenitori del cambiamento. Altrui.

La notizia va scovata. Sul sito di rainews24 si racconta che l’Amministrazione di Obama apre le porte a nuovi candidati, da selezionare sulla basse di un "form" con 63 domande. Un test severo, pare. Una piccola scossa tellurica, che parte da un semplice modulo di domanda.
La sbornia mediatica su Obama ci ha tutti stancati, e questo sembra l’ennesima sorta di gossip, cui i quotidiani non hanno dato alcun rilievo. Eppure vale la pena prestare un pò di attenzione, andando oltre la superficie del dato.
Nella nuova amministrazione democratica, a Washington, il cambiamento è iniziato: non domani, ora. Ed è iniziata anche nei piccoli dettagli: uno solo di essi per noi può essere una rivoluzione. Per lavorare alla Casa Bianca –questo è una possibile traduzione della notizia- non c’è bisogno di essere "amico o parente di”. Anche a voler essere diffidenti, diciamo che, nella peggiore delle ipotesi, ci sarà posto anche per altri, quelli che non sono "amici o parenti" di alcuno.
Posto per chi, dunque? Per chi ha un buon curriculum, e questa è una notizia già abbastanza sconvolgente per la nostra classe politica. Ma il curriculum non basta per Obama: il candidato sarà selezionato anche in base alla propria vita privata (ruoli in organizzazioni, partecipazioni in enti e associazioni,…). Inutile che ci affanniamo ad invocare la privacy: quello che si chiede per entrare nello Staff presidenziale - anche solo per lavorare al sito web- è la coerenza. Troppo forte per noi Italiani? Ma c’è da reggersi ancora più forte: in un momento in cui si parla di crisi, di mancanza di regole e di comportamenti non etici, il Presidente eletto arriva a sottoporre i candidati alla valutazione dell’Organo di "Goverment Ethics".
Evitiamo, per decenza, i sorrisetti ironici, e diciamo la verità: tutto questo alla nostra classe politica fa molta paura. A destra, ma anche a sinistra. I "nuovi" dirigenti del PD hanno mai bandito una qualche sorta di selezione pubblica tra i propri elettori per far parte di uno staff politico? Hanno mai valutato qualcuno per il curriculum e per l’impegno? Si rassicurino, l’obbedienza non ne verrebbe necessariamente compromessa. Ma no, meglio comunque evitare questi rischi di infiltrazione: qualità e merito potrebbero essere eversivi. Lasciamoli dove sono, qualità e merito, come utopiche enunciazioni in un Codice Etico che nessuno cita più. Per il resto, bolliamo la notizia come fatto di colore, una "americanata" demagogica. E respingiamo al mittente gli insegnamenti di Obama, citandoli sui manifesti e sui siti di partito solo quando è un pò meno scomodo farlo.
"Change is now"? Sì, purchè a cambiare siano gli altri.
                                                               

                                                                                            Paola Caporossi


Da "Rainews24" del 13 novembre 2008
Pronti ad entrare alla casa Bianca? O vi accontentate di lavorare al nuovo sito internet del presidente degli Stati Uniti? In ogni caso, vi attendono sette pagine di questionario, 63 domande sulla vita privata e professionale.

 

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Qualcosa da imparare

".....Nessuno può sapere se Obama sarà un buon Presidente, ma abbiamo abbastanza fatti per riflettere e per imparare. Di certo, quando si sono accese le luci sulla sua vittoria, i riflessi sono arrivati anche da noi, e illuminando la scena politica italiana ci hanno mostrato uno spettacolo deprimente: i suoi protagonisti, d’improvviso, sono apparsi vecchissimi. E purtroppo non solo di età."

Obama ha vinto, e la sua è la vittoria di molti, non solo negli Stati Uniti. Non solo perchè alla Casa Bianca è arrivato un nero, che pure è un traguardo per nulla scontato nemmeno nella “grande” America. A noi Italiani, forse, colpisce ancora di più che ci sia arrivato un giovane, libero e di talento. La retorica non c’entra: sono i fatti, e ci piacerebbe che imparassimo da quelli.
Primo fatto. Il nuovo Presidente degli Stati Uniti è giovane di età, ma anche di esperienza politica, senza che questo significhi inesperienza. Obama, infatti, è un giovane che non si è improvvisato: ha coltivato il proprio talento e le proprie ambizioni preparandosi a lungo. Da un lato, con una buona formazione accademica, attestata dall’aver brillato ad Harvard; dall’altro, con la singolare scelta di una palestra professionale assolutamente controcorrente rispetto ai suoi successi universitari. A dirlo di lui sembra normale, quasi scontato, ma quanti, da noi, avrebbero rinunciato ad una promettente carriera da avvocato nei più pagati Studi legali per fare il difensore dei deboli -il community organizer- a Chicago? Lui lo ha fatto davvero, e non è stato senza controindicazioni personali. Si dice che già allora mirasse alla carriera politica, ma questo non fa che aumentare i suoi meriti, perché vorrebbe dire che ha scelto “come” prepararsi: nelle migliori Università, da un lato, e nelle strade povere, tra la gente, dall’altro.

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Il primo discorso di Obama Presidente

Se là fuori c’è ancora qualcuno che dubita che l’America sia un luogo dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Fondatori sia vivo nella nostra epoca, che ancora mette in dubbio la forza della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.
È la risposta data dalle file di elettori che si estendevano intorno alle scuole e alle chiese, file mai viste prima da questa nazione, è la risposta che hanno dato le persone che hanno aspettato tre, quattro ore, molti per la prima volta in vita loro, perché erano convinti che questa volta doveva essere diverso, che la loro voce poteva fare la differenza.

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Dal 1950: un insegnamento ancora attuale

L’intervento di Pietro Calamandrei che pubblichiamo è dell’11 febbraio 1950 e riguarda la Scuola, ma potrebbe essere pronunciato oggi, e non soltanto sulla Scuola.

La sua attualità sta nel mettere in guardia su come sia possibile riformare senza leggi, al di fuori dei percorsi formali stabiliti da un ordinamento democratico: è sufficiente iniziare pian-piano a stravolgere la Costituzione e le Regole nella pratica e nei comportamenti, in silenzio, senza clamore, e quindi molto più subdolamente e pericolosamente.

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura...

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Rassegna stampa

Il tempo lungo del ricambio

di Nadia Urbinati (La Repubblica, 12 novembre 2008)

La vittoria di Barack Obama ha riaperto le ferite della sinistra italiana dimostrando una volta di più come sia misera la sua condizione: è più facile per un nero essere eletto alla Casa Bianca che per un partito riformista vincere le elezioni in Italia. Che cosa c´è che non va e perché l´Italia è così refrattaria al cambiamento in meglio e così irrimediabilmente conservatrice e facile al cambiamento in peggio?

 

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Il lato buono della crisi

di Luca Ricolfi (La Stampa, 10 novembre 2008)

Siamo tutti preoccupati per la crisi, se non altro perché non sappiamo ancora né quanto durerà né quanto sarà profonda. C’è chi pensa che fra sei mesi l’economia ripartirà, e c’è chi teme che ci vorranno anni per uscire dal tunnel, come nel 1929. Gli economisti, con grande soddisfazione dei non-economisti (vedi il sociologo Ulrich Beck su La Repubblica di qualche giorno fa), si mostrano divisi su quasi tutto: cause della crisi, ruolo della speculazione, responsabilità della politica, rimedi a livello globale, rimedi nei singoli Stati.

 

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Le malattie della scuola

di Giovanni Sartori (La Repubblica, 10 novembre 2008)

Berlusconi non è Churchill — non promette lacrime ma felicità perenne — e non ama lo scontro sulle piazze che incrina la sua popolarità «di massa». Così rinvia in parte la preannunziata riforma dell’Università. Approfitto della pausa per approfondire il poco approfondito, e cioè i problemi originari di una scuola che è, a tutti i livelli, un malato anziano, un malato di vecchia data.

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